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Educare la vecchiaia, educare alla vecchiaia.

Studi e ricerche sull’educazione degli adulti e sull’educazione degli anziani  si sono svolti con  molto  ritardo. Si è dato ampio spazio alla pedagogia dell’infanzia fino all’adolescenza, perchè, con gli studi di Freud e Piaget, si pensava che l’apice dell’apprendimento e della maturazione fosse in quel periodo d’età,dopo di che i giochi erano fatti e non c’era più possibilità di  cambiamento o di crescita.

La figura dell’anziano era una figura in caduta, questa immagine  era anche giustificata da una mortalità precoce, il “grande vecchio” era una rarità, quindi non era un problema sociale. Negli ultimi trent’anni c’è stato un miglioramento della vita e di conseguenza il suo allungamento.  Da ciò è subentrato il problema   di questa popolazione anziana, che dopo il pensionamento, viveva molti anni di più, quindi doveva essere ricollocata.

Vivere di più, ha significato la scoperta di malattie  degenerative o croniche, che a volte accompagnano questo ultimo periodo di vita. Davanti , a questa nuova visione dell’esistenza, ed anche davanti ad una certa emergenza, ecco che la situazione degli anziani è entrata nel pensiero comune e nei programmi politici, come un evento che non poteva essere ignorato.

Gli studi di psicologi come Erikson, insieme agli ultimi studi di neuroscienza, ci mostrano che la nostra crescita, la nostra capacità di apprendere non termina con l’età dell’oro dell’adolescenza, ma per tutta la vita, noi continuiamo a cambiare, ad apprendere, facendoci forte del bagaglio delle esperienze positive e negative che abbiamo accumulato sulla nostra strada, se saremo capaci  di elaborare bene i nostri saperi, le nostre conoscenze, i nostri affetti, la conclusione della nostra vita sarà serena, perchè avremo acquistato saggezza.

Ogni anziano è la sua storia, la sua esperienza, ogni anziano reagirà alla vita che lo attende con gli strumenti che il suo percorso di vita, affettivo, sociale, gli ha fornito, non c’è uno standard, non c’è un protocollo da seguire. L’anziano ha un  percorso personale segnato, dalla sua salute, dai lutti, dagli interessi, dagli affetti, dalle risorse economiche.

Creare progetti vuol dire saper penetrare  una realtà che è sociale e personale. Sociale, in quanto l’ambiente deve essere in grado di  accogliere la domanda di socializzazione, ricreativa e culturale,oltre che assistenziale e riabilitativa. Personale, perchè ogni individuo che si presenterà sarà lì con la sua storia e noi dovremo esserci per accoglierlo.

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